Il Venerdì Grasso

Published on marzo 24th, 2018 | by francoligas

Signor Maenza io mi chiamo Del Piero

“Il Venerdì Grasso”…si parlava di Coverciano e della nazionale quando un ragazzo mi ha chiesto quale fosse il rapporto fra i campioni del calcio e quelli di altre discipline.
La domanda a bruciapelo mi ha spiazzato e ho rischiato di dare una risposta non rispondente al vero. Questo perché di alcuni atleti si parla soprattutto quando possono arricchire il nostro medagliere.
In questi casi la colpa muore sempre fanciulla, troppo presto per metterci rimedio.

Il preambolo è necessario per ricordare che in Italia c’è visibilità e visibilità.
In una classifica attendibile prima arrivano i calciatori poi a distanza i piloti automotomondiali, una volta c’erano i pugili e gli sciatori, i cestisti, i pallavolisti, i tennisti, i ginnasti, i pallanuotisti e via discorrendo perché gli sport vari non aiutano a diventare miti come per i calciatori. Più spesso diventano meteore. Una vergogna.

Non tutti la pensano allo stesso modo e anni fa, esattamente nel 2002 a Coverciano raduno della nazionale che da lì a poco tempo sarebbe partita per i mondiali Giappone e Corea del Sud, uno dei più grandi italiani di tutti i tempi, Vincenzo Maenza due ori e un argento in quattro diverse olimpiadi, mi chiese se fosse possibile assistere ad un suo allenamento perché i figli desideravano farsi una fotografia ricordo.

Concluso l’allenamento gli azzurri guadagnarono la zona mista ed io, con Vincenzo e i sue due figli, ci siamo avvicinati al gruppo dove c’erano Del Piero, Totti e un terzo del quale non svelerò mai il cognome e nemmeno il nome.
Il timidissimo Maenza restò defilato ed io chiesi ad Alessandro Del Piero di fermarsi per salutare lui e i suoi figli.
Al nome Maenza fece uno scatto dicendo, parola più parola meno: “è un onore conoscere il grandissimo Pollicino” e lo abbracciò.
Stesso discorso con Francesco Totti mentre il terzo non sapeva nemmeno cosa fosse la lotta greco-romana, ma il problema era solo suo.

Questo per dire che solo i veri campioni hanno l’umiltà di riconoscere il vero valore morale e tecnico di atleti che soltanto noi dimentichiamo per quattro lunghi anni.

 

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