Calcio Giovanni Malagó

Published on novembre 29th, 2017 | by admin

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La crisi del calcio italiano

Diciamo la verità: il CONI ha sempre mal digerito l’indipendenza economica e burocratica della sua federazione più potente, la F.I.G.C.
Accusandola di aver fatto pesare il fatto che il calcio è lo sport più popolare e che i proventi per il nostro sport olimpico arrivassero proprio da lui. Quasi un ricatto, anzi senza quasi.
A questa linea non scritta si attiene anche Giovanni Malagò, forse è stato un po’ troppo impulsivo, nell’annunciare più che invocarne il commissariamento, e il capo del nostro sport è stato costretto a fare subito marcia indietro. Con qualche colpa di coda per non perderci la faccia tipo: se le due leghe non eleggono velocemente i rispettivi presidenti io nominerò un commissario per azzerare le cariche calcistiche federali. E fare un ripulisti totale e invocato dai più, anche la politica(?) è in prima linea.

Non bisogna essere maghi per capire che la crisi del calcio è cacio per i maccheroni delle altre federazioni, alla ricerca disperata di quei soldi necessari per compensare i loro fallimenti agonistici. Non dobbiamo dimenticare che il CONI sovrintende lo sport d’Elite, all’associazionismo resta “lo sport per tutti” ma anche lì la battaglia non è incruenta.
Non tutte le federazioni rischiano di far fallire i prossimi appuntamenti mondiali e olimpici perché esistono anche quelle virtuose e agguerrite, ma trascurare il problema nascondendolo sotto l’ombrello bucherellato del calcio sarebbe delittuoso.
In alcune discipline siamo allo zero assoluto. Lo sa anche Malagò.

Come non è da sottovalutare la crisi di qualità del nostro calcio sfociata con l’eliminazione per i mondiali Mosca 2018.
In tanti e forse in troppi ne hanno parlato riproponendo le solite, e dunque inutili, litanie ma l’intervista di Vincenzo Martucci ad Antonello Valentini merita una qualche riflessione.
Come responsabile della comunicazione prima e di direttore generale della Federcalcio poi conosce i veri problemi che hanno inaridito la nostra vena calcistica. Forse poteva metterci mano prima ma ha detto alcune cose sacrosante che ripropongo volentieri.

*** Ecco come Antonello Valentini, già storico capo ufficio stampa e poi anche direttore generale della Figc, vede il futuro della federcalcio
Dopo le dimissioni del presidente Carlo Tavecchio, la Federcalcio sarà commissariata oppure no?
“La Giunta Coni non procederà al Commissariamento, contrariamente a quanto dichiarato dal presidente Malagò: non ci sono i requisiti normativi e regolamentari per questo tipo di provvedimento; per evitare il rischio di ricorsi al Tar, il Coni chiederà a Tavecchio tempi certi per la nuova Assemblea elettiva, cioè nella seconda metà di gennaio, anche in attesa che vengano eletti i vertici della Lega di A e della Lega di B, attualmente commissariate”.

Quale sarebbe la soluzione più auspicabile per il calcio italiano?
“La soluzione migliore è proprio quella di andare il più rapidamente possibile a nuove elezioni, con l’azzeramento del vertice politico; ma molti dirigenti chiedono anche l’azzeramento della struttura di vertice che è corresponsabile con Tavecchio del fallimento del progetto, fino al disastro della Nazionale, fuori dai Mondiali per la prima volta dopo 60 anni”.
Che cosa proporrebbe lei per il rilancio del nostro calcio?
“Il rilancio dei vivai ma anche investimenti certi dei club professionistici per i settori giovanili; vanno rilanciati i corsi per  gli allenatori di base, che hanno un ruolo specifico; il piano FIGC dei nuovi Centri federali non ha niente a che fare con questi obiettivi: i centri FIGC sono aperti un solo giorno alla settimana,il lunedì, e solo per due ore. Il modello che ha rilanciato il calcio tedesco è tutt’altro, non si possono fare paragoni”.

Non si potrebbe imporre che in campo, nei campionati, ci siano sempre almeno sei giocatori italiani? “Le leggi comunitarie non consentono limiti alla circolazione e all’utilizzo di giocatori europei; si può e si deve incidere, invece, sul numero degli extracomunitari e organizzare controlli seri contro la piaga dei passaporti facili”.

In nazionale, Marcello Lippi direttore tecnico sarebbe un’idea da rilanciare?
“Lippi D.T. era stata una buona idea di Tavecchio; voleva  ovviamente carta bianca su tutto il settore della Nazionali, dalla A alle Giovanili; il progetto è stato boicottato dalla struttura interna della FIGC, preoccupata di essere oscurata da Lippi e di finire nell’ombra”.

Quella di Carlo Ancelotti resta la miglior candidatura possibile al ruolo di c.t.?
“Ancelotti resta la scelta migliore e più sicura; ha detto di no in questo frangente non fidandosi dell’attuale vertice FIGC e in attesa di equilibri politici certi e più autorevoli. Ma è pronto a riparlarne, sulla base di un programma che preveda un modello organizzativo indicato da lui e uomini di sua fiducia”.

Vincenzo Martucci***

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