Diario di Bordo

Published on novembre 16th, 2017 | by admin

Ventura e Tavecchio, un caso nazionale

“Il mio diario di bordo”…ho letto quanto scritto sul “caso” nazionale, Ventura e Tavecchio. In sintesi ho capito che la stampa si sarebbe lanciata a capofitto sulla crisi calcistica per “nascondere” i veri problemi, economici e politici, del nostro paese. Non è così.

Lo sanno bene i lettori che la politica nazionale e internazionale sono al centro dell’attenzione dei media, magari è schierata ma sempre sul pezzo. Non ci piove.
Rimane il problema calcistico e non va sottovalutato se più di 20 milioni hanno visto le due partite contro la Svezia. Vuol dire che il pallone è al centro della nostra attenzione, anche di chi ufficialmente non è interessato al prodotto ma, sotto sotto, partecipa alla querelle. Ne ha diritto.

A complicare le cose è l’abitudine di mettere tutto a ridere mettendoci dentro tutto e il contrario di tutto. Non importa conoscere i fatti ma parlare o scrivere solo di quello che serve per alzare il solito polverone. Noi non sappiamo perché ma loro si.
Sappiamo, perché lo diciamo da tanto tempo, che il nostro calcio è in crisi di vere vocazioni e, proprio per questo, le nostre squadre nazionali sono puntellate da tanti giocatori quasi italiani. Se non ci fossero “gli stranieri” anche le squadre di club perderebbero consistenza e, grazie a loro, molte società si reggono con le plusvalenze garantite dalla loro esplosione. Il nostro calcio è, per questo, drogato e vicino all’implosione.

Il ministro dello sport vuole la rivoluzione e con lui è d’accordo il presidente del CONI ma protesta, considerandola indebita, il presidente degli allenatori di calcio.
Il presidente del sindacato più anacronistico esistente, quello dei calciatori, ha lasciato la riunione federale perché Tavecchio non si è dimesso.
Troppi personaggi senza autori per poter affrontare con lucidità il problema? Mah!

So che qualche commissario tecnico si è dimesso ma non deve essere una regola.
In un mondo falsamente ricco, ma che fa arricchire, il contratto degli allenatori va difeso perché è l’anello più fragile, se non ci pensano i presidenti a chiederne il licenziamento intervengono i media e anche i tifosi.

Per me ha fatto bene Ventura a non dimettersi perché comunque il suo lavoro lo ha fatto. Si può discutere il come ma lo ha fatto.

Tavecchio è antipatico ai più ma è stato eletto da elezioni regolari e solo quegli elettori possono chiederne le dimissioni. Certamente non possono accusarlo di avere aperto le porte calcistiche agli stranieri e di aver preteso la presenza degli oriundi. Non è stato lui. La rivoluzione delle scuole di calcio non è farina del suo sacco e se nelle nostre squadre italiane il 45% dei giocatori è straniero non lo ha voluto o proposto lui.

Anche a livello internazionale l’unico dirigente carismatico e importante era Artemio Franchi. Gli altri hanno sempre vivacchiato ai margini dell’Uefa e della FIFA.
Ho letto che in tanti vogliono, a capo delle varie federazioni, dei tecnici, degli ex atleti.
Per il meccanismo elefantiaco del nostro paese, ci sono da eleggere anche i presidenti delle regioni e delle provincie, gli esempi non incoraggiano. Basta guardare i risultati ottenuti in passato. Basta, soprattutto, informarsi.

Questo non vuol dire che Tavecchio deve restare al posto di Sempreverde (credo che sia il nuovo che avanza) ma non si deve sbagliare il bersaglio.
Una volta tanto centriamo il vero nocciolo duro.

Foto: www.insidefoto.com

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